PATRIMONIO

Scarica il pdf dell'elenco delle proprietà immobiliari della Fondazione Nicolò Piccolomini

Il patrimonio immobiliare della Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia d’Arte Drammatica è costituito dal lascito testamentario del conte Nicolò, diplomatosi attore all’allora Regia Accademia d’Arte Drammatica diretta da Silvio D’Amico, e morto ventottenne nei cieli di Napoli durante la seconda guerra mondiale.

Il testamento, datato 1939 e aperto dopo la sua scomparsa nel 1942, detta le volontà riguardanti le proprietà da lui ereditate dalla madre scomparsa: Anna Menotti in Piccolomini.

Nicolò Piccolomini lascia alla Regia Accademia d’Arte Drammatica, per la costituenda Fondazione, le seguenti proprietà: la seicentesca Casa del Sole, col suo parco interno e i giardini storici, e alcuni tra i terreni e gli immobili che si trovano nella zona sottostante la Casa del Sole fino all’attuale via Gregorio VII.

Il patrimonio immobiliare della Fondazione Nicolò Piccolomini è costituito dal complesso sito in Roma tra via Aurelia Antica, via Tiradiavoli, via della Cava Aurelia, via Gregorio VII e via San Damaso. Per un’estensione totale di ca. 22 ettari. In tale complesso è compresa la Villa denominata’’Casa del Sole’’e la Fornace denominata ‘’S.Bruno’’

Fabbricati:

  • Villa ‘’Casa del Sole’’ sita in via Aurelia antica, 164, costituita dall’edificio ubicato al centro di un giardino di circa 4Ha in cui sono compresi 3 edifici accessori (FOGLIO 432 particelle 15,18,19,23,24,25).
  • rea della Fornace di S.Bruno, sita in via della Cava Aurelia 152, composta dalla fornace e da vari fabbricati con destinazioni ad attività artigianali,commerciali e residenziali, con superficie di oltre 1 Ha(Foglio 433, particelle; 7, 10 SUB.1‐2‐3‐4‐5‐6‐7‐8‐9; 11SUB.1‐2‐3‐4‐5; 12, 26 SUB.1‐2).
  • Area di vicolo del Gelsomino 67, composta da vari fabbricati di tipo abitativo, con superficie di oltre 1Ha(Foglio 431 particelle; 21, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 51, ).
  • Appartamento sito in via Gregorio VII, 58, con superficie di mq.100.

Terreni:

  • FOGLIO 431 particelle;27, 32, 34, 53, 36, 37, 38, 40, 42, 45, 76, 79, 81, 82, 83, 84, 85, 139, 143
  • FOGLIO 432 Particelle;1, 2, 3, 4, 5, 6,7, 8, 10, 11, 14, 17, 20, 26, 27, 31, 32, 33, 34, 35, 37.
  • FOGLIO 433 particelle; 4, 8, 9, 15, 16, 17, 18, 19, 23, 24, 30, 33, 47, 49, 50, 51, 54, 55.

Per complessivi mq. 215.723, così come risulta dalle certificazioni catastali. Da tale superficie vanno dedotti: mq.18.390, espropriati dal Comune di Roma nell’anno 1975; mq.31.655 , usucapiti dai sigg. Tiburzi (eredi di Lorenzetti Amalia) nell’anno 1975. La superficie reale dei terreni di proprietà della Fondazione risulta quindi essere di mq. 165.678.

La Casa del Sole o Villa Piccolomini , in via Aurelia antica 164

Zona di vigneti in età romana, in seguito proprietà agricola della famiglia dei Manili che, tra Cinquecento e Seicento, edificò il Casino, la Villa fu proprietà dei conti Marescotti dal Seicento all’Ottocento. Nel 1687 il Casino viene rinnovato e trasformato in un “Palazzo” (sopra alla porta finestra centrale del piano nobile si trova ancora lo stemma della famiglia). Alla fine dell’Ottocento, la proprietà prende il nome di Villa Floridi, dal nome della famiglia che l’acquistò dai Marescotti. Nel 1894 la Villa Floridi diventa proprietà di Carlo Menotti, quindi della figlia Anna, sposata a Silvio Piccolomini conte della Triana.

Anna Menotti Piccolomini fece edificare il prolungamento del Casino secentesco, le lavanderie, il portico e la casa del custode (su progetto di Renato Mariani). La Villa Floridi, ribattezzata Casa del Sole, viene affittata allo statunitense Nicholas F. Brady. Alla morte di Anna, nel 1932, la Casa del Sole passa al figlio Nicolò. Dopo la
prematura scomparsa del giovane conte-attore, per sua volontà testamentaria, la Casa del Sole diventa, insieme con alcuni terreni e rustici sottostanti, patrimonio della Fondazione Piccolomini(1943). Tutto il prezioso arredamento fu asportato da ignoti poco prima che la Fondazione ne prendesse possesso.

Il cosiddetto “Parco Piccolomini” e altre storie

La Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia d’Arte Drammatica desidera fornire un’informazione essenziale sulla questione del cosiddetto “Parco Piccolomini” e su altri temi riguardanti la propria natura giuridica e gli scopi statutari. Ciò al fine di favorire una corretta comunicazione e porre fine al propagarsi di notizie inesatte e pretestuose

Vale la pena, innanzitutto, ricordare sinteticamente alcune caratteristiche di questo ente che:

1) è un Ente Morale e un’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza, controllata dalla Regione Lazio, con un patrimonio immobiliare privato, ereditato dal conte-attore Nicolò Piccolomini;
2) non beneficia di alcun aiuto economico pubblico e vive e ottempera ai propri scopi statutari, in favore degli artisti teatrali anziani e indigenti, esclusivamente grazie al reddito delle proprietà ereditate e alle donazioni di privati;
3) possiede e amministra: a) la Villa Floridi ( dal secondo dopoguerra denominata Villa Piccolomini) di via Aurelia antica 164, comprendente: un Casino seicentesco denominato Casa del Sole, i giardini all’italiana con un portico, un parco interno, la casa del custode e le ex lavanderie; b) alcuni terreni e manufatti sottostanti la Villa Floridi;
4) loca i propri terreni e manufatti tramite bando pubblico.

Nel Piano parchi del Comune di Roma non esiste alcun Parco Piccolomini. L’unico parco che può essere denominato “Piccolomini” è quello interno alla Villa Floridi (o Villa Piccolomini) di via Aurelia antica 164. E’ improprio, pertanto, denominare “Parco Piccolomini” l’area verde che da via Gregorio VII si estende fino alla via Aurelia antica, anche perché tali terreni non sono proprietà della sola Fondazione Piccolomini. Si tratta, infatti, di un’area che appartiene, oltre che alla Fondazione, a più privati. Tra questi: la società Consea, l’ambasciata russa a Roma, la famiglia Tiburzi, l’Ordine delle Suore Canossiane. Il Comune di Roma ha inoltre espropriato, nel 1964, alcune porzioni di terreno in via della Cava Aurelia e, nel 1975, due ettari sottostanti il belvedere di via N.Piccolomini.

L’unica traccia di un’ipotesi di destinazione a parco pubblico per alcune porzioni di terreno, è presente in un progetto datato 1966 e mai realizzato. Tale progetto prevedeva la costruzione, nei terreni sottostanti la Villa Floridi, di alcuni immobili e della sede dell’Accademia d’Arte Drammatica con un teatro all’aperto. A margine di tale progetto era citata, appunto, anche l’apertura al pubblico di una porzione di terreno. Ma il progetto non ottenne i permessi necessari e, con l’entrata in vigore di nuovi e più restrittivi vincoli edilizi e paesaggistici, fu definitivamente accantonato.

Gli espropri e il parcheggio di Largo Micara

Oltre ai già citati espropri da parte del Comune di Roma, la Fondazione ha atteso inutilmente per trent’anni l’esproprio del terreno attualmente adibito a parcheggio in Largo Micara (via Gregorio VII). L’esproprio non è mai stato definito e, in questi trent’anni, il Comune di Roma si è limitato a versare un’irrisoria cifra di locazione di 233 euro mensili (più o meno la tariffa giornaliera di un singolo autobus posteggiato). Scaduto il contratto, il Comune sta di fatto occupando abusivamente l’ampia area. Come se ciò non bastasse, il Comune di Roma, nel costruire il parcheggio, rase al suolo due fabbricati, anch’essi proprietà della Fondazione. Auspichiamo che la Pubblica Amministrazione intenda finalmente sensibilizzarsi al problema e affronti questa insostenibile situazione che, da trent’anni a oggi, penalizza le casse di un ente di beneficenza e, quindi, le persone anziane e indigenti da esso assistite.

I contributi pubblici e i rapporti con le Istituzioni

Come già ricordato, la Fondazione Piccolomini non gode di contributi pubblici ordinari e vive esclusivamente del reddito dei propri immobili e di erogazioni liberali private. Può così ottemperare al proprio scopo statutario di assegnazione di aiuti economici agli artisti teatrali anziani e indigenti tramite un bando annuale. L’altro scopo statutario, quello della costituzione di una casa di riposo per artisti teatrali, non è percorribile senza l’intervento dell’amministrazione pubblica. La Fondazione Piccolomini ha ricevuto negli anni esclusivamente due contributi pubblici eccezionali.

Il primo contributo eccezionale in occasione del Giubileo del 2000, di lire 2.413.191.800 ( 1.246.310 euro) da Roma Capitale, per il parziale restauro della Villa del Sole di via Aurelia antica 164. Nel protocollo d’intesa, siglato nel novembre 1997 con la Regione Lazio e il Comune di Roma, la Fondazione Piccolomini “s’impegna a mettere a disposizione la struttura denominata Villa del Sole per la realizzazione di un Centro culturale internazionale”. L’allora gestione commissariale dell’Ente si dichiarava inoltre “disponibile ad inserire tale struttura nei programmi promossi dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma per il Giubileo del 2000.” Nell’ottobre del 1998 la Fondazione stipula un contratto di locazione della Villa di via Aurelia antica con il Centro internazionale per le Arti e le Culture Dionysia. Il contributo per il restauro riguardava esclusivamente la Casa del Sole e i giardini interni , non riguardava invece i sottostanti terreni e manufatti (quelli impropriamente definiti “Parco Piccolomini”), poiché essi erano locati a terzi o abusivamente occupati (con procedimenti in corso). Il Centro internazionale Dionysia venne poi sfrattato per morosità il 18 maggio 2005

Il secondo contributo eccezionale è del 2011, da parte dello Stato, di euro 150.000, per la ricostruzione di una porzione crollata del muro di cinta della Villa Floridi (o Piccolomini) di via Aurelia antica 164. Un contributo di finanza di progetto di euro 3.000.000, previsto nel bilancio del 2005 (CdA a presidenza Aurigemma), non è mai stato riscosso. Così come non è stato mai riscosso un contributo regionale di euro 180.000 per la valorizzazione del parco interno alla Villa Floridi. Dopo il commissariamento dell’ente, avvenuto nel 2005, la Villa Floridi di via Aurelia antica è divenuta sede di rappresentanza della Regione Lazio (dal 2006 al 2009). Quest’ultima versava alla Fondazione un regolare canone di locazione. Nel 2009, a seguito dell’occupazione della Villa da parte degli attori riuniti nel Comitato Gianpiero Bianchi, la Regione Lazio ha interrotto il commissariamento e nominato un nuovo Consiglio di Amministrazione, entrato in carica nell’ottobre di quell’anno. La Regione Lazio non ha mai versato alcun contributo alla Fondazione.

Il “parco” e la famiglia Piccolomini

L’area verde, impropriamente chiamata “Parco Piccolomini”, e la sovrastante Villa Floridi, non hanno mai avuto alcun rapporto col Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini. Nei primi anni del Novecento, l’allora proprietario Carlo Menotti lasciò alla figlia Anna la Villa di via Aurelia antica e parte dei terreni sottostanti. Anna Menotti sposa Silvio Piccolomini della Triana, conia il nome di Casa del Sole per la residenza secentesca, esegue nuovi lavori e, a seguito della sua morte, nel 1932, lascia erede il figlio Nicolò, il quale, dopo aver frequentato la Regia Accademia d’Arte Drammatica, muore nel corso della seconda guerra mondiale, nel 1942, a soli 28 anni. Nicolò lascia parte dei suoi averi alla Fondazione che prenderà il suo nome. Solo dal secondo dopoguerra, quindi, la Villa Floridi di via Aurelia antica, con il suo parco interno e i suoi giardini all’italiana, comincia a essere chiamata Villa Piccolomini. Le notizie errate e fantasiose, presenti nelle interrogazioni di consiglieri regionali (primo tra tutti l’on. Vincenzo Maruccio, in seguito arrestato per peculato), provinciali, municipali e di deputati della Repubblica, sono purtroppo il risultato di un frettoloso “copia e incolla” di una vecchia pagina di facebook, scritta da un turista che si è improvvidamente promosso storico e storico dell’Arte. La maggior parte di tali interrogazioni è stata ritirata a seguito di accertamento della verità. Questa Fondazione sarebbe stata lieta di poter preventivamente fornire agli interessati, comitati e amministratori, tutte le informazioni necessarie e le relative documentazioni.

Apertura al pubblico. Proposta per un sentiero nel verde

In occasione del Giubileo del 2000, a seguito del già citato stanziamento per il parziale restauro della Villa di via Aurelia antica, era prevista un’apertura al pubblico, per 30 giorni nell’anno, per la visita guidata nei giardini all’italiana e per l’uso della sala conferenze della Casa del Sole (deliberazione comunale n° 92 del 1999). L’apertura riguardava l’interno della Villa Floridi e non i terreni sottostanti, poiché essi, come già ricordato, erano locati a terzi o abusivamente occupati. Negli anni tra il 2006 e il 2009, la Villa di via Aurelia antica è stata aperta al pubblico in occasione di manifestazioni organizzate dalla Regione Lazio nella propria sede di rappresentanza.La Fondazione Piccolomini si è da subito dimostrata disponibile a ospitare manifestazioni culturali pubbliche all’interno della Villa di via Aurelia antica. In alcuni incontri con gli amministratori dell’allora Municipio XVIII (Presidente Daniele Giannini), si è infatti prevista l’ospitalità per le attività culturali e artistiche delle scuole del quartiere (corsi di teatro, di musica, rappresentazioni di fine d’anno ecc). La Fondazione Piccolomini e la Borgo Piccolomini srl, che ha locato un manufatto e alcuni terreni di proprietà della Fondazione, si sono inoltre dichiarate disponibili alla realizzazione di un sentiero nel verde che faciliti il collegamento tra la via Gregorio VII, la soprastante via Aurelia antica e Villa Pamphili.

La Fondazione e le opere edili

Dal 1943, anno della sua nascita, la Fondazione Piccolomini non ha mai realizzato alcuna opera edile. E nessuna opera edile è prevista nei terreni di sua proprietà. Gli abusi compiuti sui propri terreni (si pensi ai box per i cavalli dell’ex maneggio o alle numerose catapecchie ancora presenti) sono stati, negli anni, oggetto di denuncia e di numerose (e onerose) vertenze giudiziarie in cui la Fondazione si è costituita parte lesa. La Fondazione, inoltre, non ha nulla a che vedere con la costruzione dell’albergo, bloccata dall’allora Sindaco G.C. Argan. Il terreno in questione, con ciò che resta delle piattaforme in cemento, non è mai stato proprietà di questa Fondazione.

La Fondazione e i terreni locati alla Borgo Piccolomini

La Fondazione, nel 2010, ha indetto una gara ad evidenza pubblica per locare i terreni e il manufatto dell’ex maneggio, liberati dopo uno sfratto esecutivo per morosità dei precedenti conduttori. L’avviso pubblico era aperto a “chiunque fosse interessato”, singolo o società. Il Consiglio di Amministrazione ha analizzato una decina di proposte, pervenute in busta chiusa, e ha deliberato di locare il terreno con manufatto, entrambi in condizione di fatiscenza, alla Borgo Piccolomini srl. I criteri di scelta sono stati sostanzialmente due: entità economica dell’offerta e compatibilità del progetto con i vincoli ambientali, urbanistici e sanitari. Il progetto, che ha ottenuto il nulla osta paesistico dalla Regione Lazio, presenta le seguenti caratteristiche:

a) non è prevista alcuna edificazione, ma solo il restauro dell’unico manufatto esistente;
b) non è previsto alcun sbancamento del terreno;
c) non è previsto alcun taglio degli alberi esistenti, la zona boscosa verrà anzi valorizzata con la piantumazione di nuove essenze pregiate e di frutteti storici;
d) non è previsto l’uso di fitofarmaci e pesticidi;
e) è prevista un’irrigazione assai minore rispetto a quella praticata nei terreni già occupati abusivamente.
Verranno, inoltre, abbattute tutte le catapecchie abusive in legno e metallo e sarà bonificata l’intera zona.

Conclusioni

Si è ritenuto necessario fornire queste informazioni al fine di contribuire a una corretta informazione e porre fine alla diffusione di notizie palesemente errate. Questa Fondazione ha già provveduto a sporgere querela contro tutti coloro che, con colpevole superficialità, l’hanno diffamata insieme con i suoi amministratori. Si sottolinea con rammarico che tali vicende, con lo strascico di denunce anonime e di controversie legali e giudiziarie, costate alla Fondazione un rilevante cifra, hanno penalizzato il bilancio e ridotto sensibilmente i previsti aiuti economici a persone anziane e indigenti. Nonostante tali uscite impreviste, la Fondazione prosegue nel lavoro paziente di risanamento dell’ente, per poter sempre meglio ottemperare ai propri scopi a favore di una categoria particolarmente disagiata e priva di tutele sociali. Il sensibile e costante aumento degli aiuti economici annuali, in assenza di qualsiasi contributo pubblico, è il concreto risultato di un impegno rispettoso delle normative, della trasparenza e improntato a una forte motivazione etica e sociale. A dimostrazione che un altro modo di amministrare è possibile.

Roma, marzo 2013

tendone