A Villa Piccolomini un 1° maggio a sostegno degli artisti indigenti

Un 1° maggio per ricordare gli artisti indigenti della città, che dopo aver calcato, anche con successo, le scene, si trovano a passare una vecchiaia in povertà. È stato un 1° maggio all’insegna di picnic e musica quello scelto per la festa dei lavoratori dalla Fondazione Piccolomini di Roma, nata dall’eredità lasciata ai teatranti indigenti dal giovane conte-attore Nicolò Piccolomini. Il sedicesimo conte della Triana Nicolò Piccolomini – tenente pilota che abbandonò i suoi amati spettacoli teatrali per servire la patria – morì nel 1943, a soli 28 anni, nel cielo dell’aeroporto di Napoli. Il giovane conte ha lasciato in eredità agli artisti indigenti la seicentesca villa Piccolomini in via Aurelia Antica a Roma e alcuni terreni e immobili circostanti, gestiti dalla Fondazione Piccolomini. La Festa dei lavoratori è stata celebrata con una serie di concerti che hanno unito artisti, studenti, musicisti e giornalisti: dalla Scuola popolare di musica di Testaccio ai Boccanegra (universitari di Genova), dai Ciappter Ileven (giornalisti che hanno inventato il pop economico tributario) alla Scoop Jazz band (giornalisti e musicisti uniti per fare jazz e non solo).

La crisi del settore teatrale è acutissima 
«La Fondazione Piccolomini è l’unico ente italiano che sostiene economicamente gli artisti teatrali anziani e indigenti. La crisi del settore teatrale è acutissima e la fondazione non può certo risolvere il problema. Riesce a distribuire annualmente ciò che rimane dell’attivo del bilancio e il bilancio ha, come uniche entrate, i redditi degli immobili ereditati dal giovane conte-attore Nicolò», spiega la presidente Benedetta Buccellati. Che ha colto l’occasione per ricordare l’occupazione abusiva del Comune di Roma. La Fondazione, spiega la presidente, aiuta gli artisti indigenti «senza alcun aiuto pubblico e, come nel caso del Comune di Roma, con istituzioni che vivono da anni alle spalle di un ente di beneficenza. Mi riferisco all’area parcheggio, di proprietà della fondazione, vicina a san Pietro, occupata abusivamente (e gratuitamente) dal Comune che ne ricava milioni di euro. Alle spalle, appunto, di cittadini anziani e indigenti».

FONTE: www.ilsole24ore.com