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  • Pubblicato Bando per gli artisti 2019  LEGGI

LA FONDAZIONE

  • La Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia d’Arte Drammatica è un’ Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza (Ipab) a favore degli artisti teatrali anziani e indigenti. Nasce come ente morale nel 1943, a seguito del lascito testamentario del conte-attore Nicolò Piccolomini, morto a 28 anni nel corso della seconda guerra mondiale. Nel 1956 viene posta sotto la disciplina delle Ipab ( legge del 1890, detta legge Crispi, abrogata nel 2000) e controllata dalla Regione Lazio.  La Fondazione N.Piccolomini non beneficia di alcun finanziamento pubblico ordinario e vive e ottempera ai propri scopi statutari esclusivamente grazie alle donazioni di privati e al reddito degli immobili ereditati (vedi Regolamento nella sottopagina Patrimonio). Tale reddito è destinato a finalità pubbliche, quelle cioè dell’assegnazione di aiuti economici agli artisti teatrali anziani e indigenti tramite la pubblicazione di un bando annuale.  Alcune lettere degli artisti drammatici che hanno ricevuto il contributo dalla Fondazione N. Piccolomini “Non riesco ad esprimere la gratitudine per il contributo che ho ricevuto dalla Fondazione Piccolomini. Dopo anni di serio lavoro e impegno nel teatro, dopo aver tentato in tutti i modi di portare avanti onestamente il mio lavoro, mi sono trovato costretto a fare domanda alla fondazione. Ora hanno anche eliminato il contributo di disoccupazione e gli attori in difficoltà sono veramente in condizioni tragiche. Il vostro contributo oltre ad avermi dato un poco di respiro in senso pratico mi ha fatto sentire un senso di calore e di appartenenza a una categoria, cosa che ormai le istituzioni hanno dimenticato. Sono molto contento di sapere che la fondazione, nonostante le difficoltà, continui ad agire nella trasparenza e se la mia situazione dovesse risollevarsi, sarò lieto di fare un’offerta alla fondazione” M.F. “… non puoi immaginare la gioia che ho provato ieri nel ricevere la tua lettera a nome della Fondazione Piccolomini che mi ha riconosciuto l’aiuto economico per il bando di quest’anno. Grazie! Grazie e ancora grazie. La commozione è stata talmente tanta e intensa fino alle lacrime.” S.L. “Grazie di cuore per avermi fatto passare un giorno con il sorriso…Il sottoscritto è felice che ancora in Italia vi è una Fondazione per artisti, seria ed equa, per dare aiuto a chi per svariate ragioni negative nella vita, si trova suo malgrado in difficoltà di vita e economica in modo da renderlo quasi un pezzente…” A.A. “ Ho ricevuto con grande piacere il contributo della Fondazione e ti ringrazio di cuore per questa attesa “boccata d’ossigeno”, date la mia patologia permanente e la mia pensione al minimo.” M.P. “ … il vostro aiuto mi ha consentito di poter avere l’assistenza di una persona per qualche ora al giorno, almeno fino a che non sarò di nuovo autonoma. Mi rammarica molto sapere di tutte le difficoltà che incontrate nel vostro encomiabile lavoro e vi auguro di cuore che presto tutto possa sistemarsi. “ E.R. “Scusami se il mio ringraziamento viene espresso per lettera, ma come ben sai non riesco a comunicare telefonicamente, purtroppo mi emoziono a sentire le vostre voci. La nostra categoria non è difesa da nessuno, forse non siamo riconosciuti come lavoratori, che vergogna.” G.D.F. “Non è stato facile scrivere quella richiesta di aiuto. Dopo aver fondato e diretto, per circa venticinque anni, una compagnia di punta della sperimentazione italiana …dopo aver ottenuto il massimo dei contributi ministeriali ed elogi di tutta la critica, ti confesso che mi sentivo sconfitto ed umiliato al momento di chiedere il vostro aiuto. Ma la vita è così, riserva anche di queste sorprese …grazie di cuore!” M.S. “Scrivo per esprimere il mio commosso grazie a te e alla Fondazione, un grazie cui si accompagna un sentimento di stupore, se considero di aver ottenuto risposta per il solo fatto di aver legittimamente chiesto. Non ti sembri eccessivo il mio dire. “La Sicilia è un’isola ma non è il mare a sequestrarla”. Questa frase, quasi un aforisma, dello storico Ernesto Pontieri, la dice lunga sulle condizioni di questa terra, dove il bene comune è sfruttato da pochi a proprio esclusivo vantaggio. Qui, e ancora oggi, quasi tutto passa per i rapporti interpersonali e le clientele, con le conseguenze di ingiustizia sociale che è facile immaginare.” R.B. “ …la ringrazio personalmente anche per la gioia per aver ottenuto tale riconoscimento senza soprattutto vedere lesa la nostra dignità di artisti, la nostra sensibilità di uomini.” V.B. “Ricevuto assegno, risolti diversi problemini.” F.A. “Ringrazio coloro che aiutano le persone meno fortunate a poter recuperare un po’ di dignità in questi giorni così difficili. Dove la solitudine e la povertà sono le sole compagne di viaggio.” A.A.S. “ Oggi ho ricevuto il vostro assegno e ti ringrazio per tutto quello che hai fatto, che stai facendo e che mi auguro continuerai a fare con un pò più di serenità. Per uno come me che prende 600 euro di pensione, un assegno come il vostro sono 4 mensilità e quando si è nelle mie condizioni sono veramente un bel dono.” E.M. “ Un grazie sentito per l’assegno inviatomi, anche se molto ridotto rispetto allo scorso anno, ma sempre più che utile vista l’indigenza vera e completa in cui mi costringono i tempi, inspiegabilmente vista la mia ancora validità artistica e professionale. Per quanto riguarda l’assenza totale a Voi riservata dalle Istituzioni che dovrebbero sostenervi e ringraziarvi sia come Persone che come ente che aiuta gli Artisti che tanto hanno contribuito alla Cultura Italiana contemporanea, io mi metto a Vs completa disposizione … Spero che si possa verificare qualcosa di buono che vi permetta di poter integrare quei mille euro che costituivano nei 12 mesi dell’anno quei circa 300 euro mensili, davvero necessari per il mio sostentamento iniziale. Grazie ancora per la vostra disponibilità e generosità .” L.M.

NICOLO’ PICCOLOMINI

  • La Fondazione nasce come ente morale nel 1943, a seguito delle volontà testamentarie del conte Nicolò Piccolomini della Triana, attore e tenente pilota, scomparso a Napoli nel 1943, a 28 anni, nel corso della seconda guerra mondiale. Nicolò Piccolomini lascia alla nascitura fondazione parte dei beni immobili ereditati dalla madre, Anna Menotti in Piccolomini. Con D.P.R. 31/7/1956 la Fondazione viene sottoposta alla disciplina della legge 17/7/1890, la cosiddetta legge Crispi, e viene inserita tra le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) . Tale inserimento avviene nonostante la sua costituzione, la caratterizzazione ispirativa e i connotati organizzativi abbiano poca attinenza con il “pubblico”. In assenza di finanziamento pubblico ordinario, la Fondazione amministra, in sostanziale autonomia, il patrimonio ereditato.  In seguito alla trasformazione in Ipab, la gestione commissariale approva il primo statuto organico dell’ente adeguandolo alla disciplina di cui alla legge 6872/1890. Nel 1957 s’insedia il primo Consiglio di amministrazione. Nel 1995 lo statuto organico viene così modificato: a) all’art.1 viene aggiunto allo scopo originario dell’ente, quello cioè del ricovero degli artisti drammatici, un ulteriore scopo consistente in “elargizioni ad artisti drammatici indigenti”;b) all’art.12 vengono sostituiti gli organi di nomina dei Consiglieri (la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Prefetto di Roma sono sostituiti dalla Regione Lazio). Dall’ottobre 2005 al maggio del 2009, la Regione Lazio commissaria l’ente e, dal 2006 al 2009, sigla con esso una convenzione per l’utilizzo , a scopi istituzionali, della Villa di via Aurelia antica 164. Nel maggio del 2009, a seguito della mobilitazione nazionale degli artisti teatrali, riuniti nel Comitato Gianpiero Bianchi per la Fondazione Piccolomini, mobilitazione culminata nell’occupazione della Villa di via Aurelia antica, la Regione Lazio pone fine alla gestione commissariale e nomina un nuovo Consiglio di amministrazione. La natura giuridica della Fondazione Piccolomini, così come quella di altre ex Ipab di alcune regioni italiane (quelle in cui non è stata ancora approvata la nuova normativa di riordino), risulta ancora oggi controversa per la convivenza di elementi pubblicistici e privatistici. A fronte del potere di nomina pubblico, infatti, la Fondazione N.Piccolomini resta totalmente autofinanziata, indipendente e autonoma nella propria attività. Gli interventi legislativi e le pronunce di illegittimità costituzionale dell’articolo 1 della cosiddetta legge Crispi, hanno dato luogo a numerose successive pronunce della giurisprudenza in ordine alla distinzione tra ex Ipab pubbliche ed ex Ipab di natura privata. Fino all’abrogazione, nel 2000, della cosiddetta legge Crispi. La Fondazione Nicolò Piccolomini, così come le altre Istituzioni esistenti nel Lazio, potrà vedere risolta la propria “ibrida” natura giuridica solo con l’approvazione della nuova legge regionale di riordino. L’attuale proposta di legge della Regione Lazio (n°122/2014) prevede infatti che le attuali Ipab esistenti nel territorio regionale, possano, a seconda delle loro peculiarità, trasformarsi in Aziende Pubbliche di Servizio alla Persona (APSP) oppure in enti di diritto privato (fondazioni o associazioni).Un ringraziamento all’avv. Marianna Sozzo per la consulenza legislativa. LA VITA DI NICOLÒ E LA NASCITA DELLA FONDAZIONE Nicolò Piccolomini nasce a Roma, il 20 dicembre 1913, da Anna Menotti e Silvio Piccolomini. Lei è figlia di Carlo Menotti, imprenditore e costruttore romano, lui è il quindicesimo conte della Triana, discendente della famiglia di Pienza che ebbe tra i più illustri esponenti Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II. Le nozze del 1905 tra il conte Silvio e la brillante borghese Anna, già damigella della regina Margherita di Savoia, non durano molto e Anna viaggerà spesso lontano dal palazzo di Pienza.  Quando il capitano Silvio parte per il fronte, nel 1915, viene costantemente informato della salute del piccolo Nicolò che cresce allevato dalla balia e dalla tata inglese Charlotte Elisabeth Warnefort. L’istitutrice ha anche il compito di conservare tutte le lettere che il padre scrive al figlioletto. Le leggerà in seguito e si formerà ai doveri di sedicesimo conte della Triana. Nicolò trascorre la sua prima infanzia a Pienza, circondato dai suoi giochi e dai suoi animali (un ciuchino bianco, un agnellino, un coniglietto, un cavallino). E’ spesso in compagnia dei cuginetti Myriam e Alberto, figli della zia materna Maria Menotti Blanc. E’ un bambino vivace, allegro, sensibile, dai modi dolci e gentile, doti che manterrà nel corso di tutta la sua breve vita. Anna, di ritorno dai suoi viaggi, irrompe spesso nella vita di Nicolò e delle sue tate con il suo new system education.  Dal 1916 Nicolò passa sempre più tempo a Roma con la madre e l’istitutrice francese; trascorre le sue giornate tra il Pincio, Villa Borghese e il Palatino, tra i reperti archeologici che il suo padrino Giacomo Boni gli fa conoscere e amare.  Dopo la separazione consensuale tra i genitori, nel 1920, Anna si trasferisce definitivamente a Roma. Nicolò trascorre sei mesi con il padre e sei mesi con la madre e con la governante tedesca. Grazie alle istitutrici e ai frequenti viaggi all’estero con Anna, impara bene inglese, francese e tedesco. Compie gli studi privatamente con diversi illustri tutori. Nel 1932 Anna muore dopo una lunga malattia. Viene sepolta nel sepolcreto di Pienza di cui lei stessa aveva curato il progetto e l’esecuzione.  Nicolò entra in possesso dei beni che lei aveva ereditato dal padre, Carlo Menotti. Tra questi la Villa Floridi di via Aurelia antica con la secentesca Casa del Sole, che Anna stessa aveva ampliato (l’attuale sala Sergio Tofano) e che aveva fornito di un porticato, della casa del custode e delle lavanderie.  Nel 1934 Nicolò si diploma al liceo Giulio Cesare di Roma e si iscrive alla facoltà di agraria presso l’Università di Pisa. Nel 1935, raggiunta la maggiore età, decide di vivere nella Casa del Sole, anche se il suo domicilio fiscale sarà in via Flaminia 338. In quell’anno si iscrive alla Regia Accademia d’Arte Drammatica, diretta da Silvio D’Amico. Il padre non approva e non approverà mai questa scelta. All’opposizione paterna però fa da contraltare il sostegno di Guido Chigi Saracini, amico di famiglia. Nel 1936 prende il brevetto come pilota civile. Nel 1938, nel giardino di Boboli a Firenze, in occasione del Maggio musicale fiorentino, recita in una parte non protagonistica nell’As you like LEGGI

IL MIO NOME È…

  • Un giorno di Maggio, il giovane conte Nicolò Piccolomini torna nella Villa che è stata la sua casa romana e che ha lasciato in eredità ai teatranti anziani e indigenti. Sono passati 72 anni da quando ha dovuto abbandonare i costumi di scena per vestire la divisa da tenente pilota. 71 anni da quando è esploso in volo con il suo aereo nel cielo di Napoli. Nico ha un appuntamento, nella Casa del Sole…

Regia: Giovanni Battista Origo
Sceneggiatura: Benedetta Buccellato
Produzione: Fondazione N.Piccolomini e Amaro videoproduzioni (2013)
Durata: 12 minuti